Il cibo sacro delle Sirene

Lo sapevate che il cibo sacro delle sirene è il cedro? Badate, però che si tratta di quello calabrese. Solo le piante coltivate nella zona compresa tra Tortora e Cetraro danno i frutti migliori. Il segreto è nel clima, privo di eccessivi sbalzi termici, e nella ricchezza di falde acquifere. Le mitiche incantatrici di Ulisse, assidue frequentatrici di questa costa (non a caso battezzata con il nome di "riviera dei cedri"), esigevano, in dono, dalle popolazioni indigene il prezioso pomo,  dalla caratteristica forma ovale allungata, ritenuto simbolo di fertilità e bellezza. "Un tempo remoto, quando mangiare non era solo esigenza pratica di nutrimento ma cerimonia magico- religiosa, il cedro veniva utilizzato per sconfiggere gli influssi negativi". Franco Galiano, uno dei più insigni studiosi di piante officinali e di modelli alimentari dell'area mediterranea, non ha dubbi: nonostante il passare del tempo alcune credenze sono ancora presenti nell'attuale civiltà contadina. Sulla riviera tirrenica il capitone, simbolo del mare viene condito con succo e pezzetti del singolare agrume per allontanare un supposto maleficio. Per gli ebrei il cedro è "il frutto dell'albero più bello" necessario per festeggiare, seguendo il dettato divino, la "festa delle capanne" (Sukkoth). Si tratta della più importante celebrazione religiosa ebraica e si tiene all'inizio della stagione autunnale. Ogni anno i Rabbini si recano a Santa Maria del Cedro e nei comuni vicini per scegliere i sacri agrumi e spedirli nelle varie comunità sparse in tutto il mondo. Si, perchè il cedro calabrese è il migliore di tutto il pianeta. Diverso da quello che cresce sul lago di Garda e dall'omonimo del Libano. Un tempo detto "cipollina", lungo fino a venti centimetri, ha una buccia spessa e priva di bitorzoli (presenti, invece nelle varietà coltivate altrove). Al di là della mitologia, delle credenze popolari e religiose, il cedro è molto apprezzato in campo cosmetico, alimentare e farmaceutico. Il suo profumo intenso e il mallo spesso lo rendono adatto alla candidatura che avviene previa salamoiatura in botti di castagno (anticamente si utilizzava acqua di mare). Com'è noto dalla polpa si estrae il succo, adatto alla preparazione di sciroppi; dalla buccia, le essenze utili per la preparazione di liquori dalle superbe qualità digestive.

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